STORIA DELLA DANZA DAL MEDIOEVO AL XV SECOLO

Nell'Alto medioevo la struttura della danza dei nobili era ancora molto simile a quella contadina. Inizialmente la danza era riservata unicamente alle donne. Le più antiche "canzoni a ballo" erano eseguite da donne e avevano solo personaggi femminili. Poi, a poco a poco, anche gli uomini parteciparono alla danza. Nel Duecento, con lo sciogliersi dell'irrigidimento dei costumi, i signori imitarono il popolo e dame e cavalieri si abbandonarono al piacere del movimento. La danza era semplice basata su passi ritmici e figure ripetute, eseguite in girotondo o in fila, come la Carola o la Farandola., in cui le persone si prendevano per mano e formavano, nella prima un cerchio e nella seconda una fila. Si battevano le mani o ci si accompagnava con il canto. Alle" canzoni a ballo" si accompagnò in seguito anche la musica di strumenti a corda, musica povera, non espressiva, monocorde. Nel corso del tempo la danza si arrichisce di passi e di figure. Nasce così la danza figurata e da questo momento sarà evidente la grande differenza tra il ballo popolare e la danza di corte. Emerge la differenza fra "bassa danza" e "alta danza": la bassa danza (o danza) era la danza dei signori, quindi una danza che andava eseguita con solenne e maestosa dignità, era binaria, strisciata, calma e senza salti. L'alta danza (o ballo) apparteneva al popolo ed era detta danza popolare, ci si staccava dal suolo e si saltava, era vivace e ternaria. La "pavana" è un esempio di bassa danza, la "gagliarda" di alta danza. Dall 'unione dei due modi, intesi come danza della corte e ballo del popolo, si formeranno le prime fonti della danza accademica.

Con il sopraggiungere del Rinascimento, la danza non era più mescolata solamente all'evoluzione sociale; essa si insinuava, seguendo l'evoluzione delle arti, nell'evoluzione estetica. Gli stessi vestiti dalle lunghe code, si alleggeriscono per dar modo alla coreografia di tendere verso figurazioni più brillanti, più leggere e saltate. I tempi cambiano, si evolvono e la sfrenatezza popolare si mescola con la riservatezza dei nobili e la alta danza non viene più consierata volgare per i suoi passi saltati e scomposti.

Gli ultimi decenni del Medioevo videro le prime coreografie destinate a trionfare nelle grandi feste rinascimentali. Con l'affermarsi delle Signorie e delle Corti in Europa, la danza si trasforma in arte. Un'euforia e una felicità di vivere invade le corti, la donna, fino a quel momento considerata creatura angelica, scende dal suo piedistallo sociale e partecipa a feste e banchetti. Da questo spirito nasce l'interesse per le belle maniere e le movenze aggraziate, e quindi il desiderio di affidarsi a canoni, a leggi precise e alla conoscenza delle grandi opere dei trattatisti italiani. I trattati venivano diffusi e passati di corte in corte. Anche un grande signore come Lorenzo dè Medici, detto il Magnifico, amava la danza, tanto che venne composta per lui una bassa danza chiamata Venus.

La danza nel 1400 entra nelle corti più fastose come mondano passatempo o per accompagnare feste, anniversari, cortei e rappresentazioni. Nasce il "maestro di danza" come figura professionale al servizio di nobili e cortigiani. Nella seconda metà del 1400 la documentazione sul ballo si arricchisce per la comparsa dei prim i trattati, accompagnati da una trasmissione scritta di coreografie, ordinate sulla musica con una vera e propria descrizione dei passi.

 




 
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